lunedì 2 giugno 2008

Noi Puffi siam così (marxisti)

Generazioni di bambini non hanno potuto fare a meno, nelle lunghe ore trascorse in balìa della baby sitter preferita dalla società del consumo, di inciampare e ritrovarsi nel magico mondo incantato dei Puffi.

Grande Puffo in una posa
di autocompiacimento
I Puffi, allegri esserini alti su per giù due mele o poco più, vivono la loro esistenza in un bosco da qualche parte dell’Europa; posto ciò, il nostro obiettivo è quello di analizzare come si svolgeva la loro esistenza. Innanzitutto è necessario constatare che tutti i Puffi si assomigliano: maschi, nani, pelle blu, cappello e calzoni bianchi, e solo qualche accessorio personale che ne definisce il carattere. I Puffi riproducono gli archetipi della gente comune: c’è Puffo Pigrone, Puffo Burlone, Puffo Inventore, Puffo Golosone e via dicendo. L’amena comunità di gnomi è sapientemente guidata dal saggio Grande Puffo: 542 anni, cappello rosso, lunga barba bianca e tutta l’aria di chi da giovane si è fatto un mazzo così per portare avanti la baracca. Bene, sarebbe fin troppo facile accostare la figura del Grande Puffo a quella di Lenin o Marx, e in effetti andando ad esaminare le abitudini e lo stile di vita dei puffi, questa similitudine risulterà addirittura ovvia. Ma andiamo a vedere: nella società dei Puffi non esiste denaro e vige la condivisione dei beni, ognuno è utile alla comunità nel piccolo della sua peculiare abilità, nessun puffo, neanche il più idiota, viene emarginato ed è dunque immediato pensare che nel villaggio dei Puffi si realizzi inevitabilmente l’utopia trasmessa dal motto "Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni". E’ fondamentale a questo punto notare che nella lingua ufficiale dei puffi esiste un solo verbo: puffare. Il nostro amico blu cappelluto non martella, non cura, non si ingegna, lui puffa: i nani saltellanti non fanno alcuna distinzione tra attività manuali e intellettuali, entrambe hanno la stessa identica importanza, non sono scindibili, l’una dipende dall’altra. D’altra parte Puffetta svolge il lavoro più sacro, quello che non può avere mai nessun prezzo, la missione di prendersi cura di tutti i compagni Puffi, affamati o ingrifati che siano, e non a caso è l’unica femmina. In quest’ottica si può tranquillamente accostare la figura di Quattrocchi a quella di Trotsky, ma non abbiamo ancora trattato la questione Gargamella.

Gargamella, nella sua immensa malvagità, ha un solo scopo nella vita: quello di catturare i Puffi per trasformarli in oro. C’è bisogno di spiegare ancora? Va bene…Il brutto stregone incarna lo spirito del capitalismo (ma va!), il suo destino è quello di inficiare il meccanismo perfetto del Socialpuffismo per ricavare dal lavoro dei puffi quel maledetto plusvalore, unica fonte del profitto, la cui realizzazione ed accumulazione costituiscono il fine essenziale del capitale.
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