giovedì 5 marzo 2020

Recensioni impossibili: Doppio sospetto

Molto spesso, quando vediamo un film, ci accorgiamo di aver fatto un errore soltanto quando siamo seduti in una poltroncina rossa al buio. Un’altra verità che ho scoperto solo di recente è che le probabilità di commettere questo genere di errore aumentano esponenzialmente quando non sappiamo cosa vedere e mettiamo l’istinto, o chi ci accompagna, in condizione di decidere la nostra sorte. E allora capita che sulla scia di un ritrovato entusiasmo verso la settima arte ti fai trascinare al cinema in un anonimo martedì pre-quarantena e, non trovando il film che speravi di vedere, ti ritrovi ad essere 1 delle 4 persone accomodate nella sala Masrtroianni per assistere a un pluripremiato* thriller francese “in stile Hitchcock”.

Dopo la prima scena ultracaricata di tensione per l’organizzazione di una festa a sorpresa, capisco che la storia avrà presto dei risvolti drammatici e quando dico storia intendo quella della mia vita; va bene, anche quella del film precipita presto nella tristezza con il ragazzetto che precipita invece dalla finestra e lascia il film intorno al minuto 20. Non ho messo uno spoiler alert perché reputo che difficilmente qualcuno che legge questo articolo guarderà anche il film. A questo punto, mentre maledico a un volume udibile alla numerosa platea chi mi sta accanto, affogo il rammarico nelle patatine al mango ad un volume ancora più udibile mentre sullo schermo gli eventi prendono una lenta ma inesorabile piega psicodistruttiva che, ragionando a mente fredda, si sviluppa in parallelo al mio personalissimo psicodramma, solo più lentamente. 

Un paio di aperitivi imbarazzanti e uscite insensate del bambino sopravvissuto dopo, ci ritroviamo a capire che il destino spesso accoppia nelle villette bifamiliari famiglie con donne di mezza età psicolabili e paranoiche e che il sogno della casetta a un passo dalla città ma anche a un passo dalla campagna è alimentato da nient’altro che appositi farmaci: la conferma (non) tarda ad arrivare quando in un lunghissimo finale trascinato (probabilmente la mia percezione era già ampiamente compromessa) avvengono tre omicidi e si formerà una felice coppia madre-figlio mista che dall’ultima scena sembrerà non cavarsela neanche tanto male, viste le premesse. 

Quando si accendono le luci questa bizzarra giuria di quattro persone è unanime nel definire ciò a cui ha appena assistito un insulto a Hitchcock ma soprattutto nel criticare le brutte intenzioni, la maleducazione dei regazzini della Francia? Degli anni ’50? E quindi ci assegniamo un premio della giuria per la chiusura di un post con due latinismi istituito ad hoc in loco.


*un giorno esporrò la mia personalissima teoria secondo la quale determinate categorie creative possano istituire premi e contestualmente autoassegnarseli nella più grande indifferenza autocelebrativa possibile.

lunedì 7 ottobre 2019

Oroscopo di Ottobre

ARIETE

Sei costantemente alla ricerca della cosa perfetta; non aspettarti alcuna buona notizia nell'immediato.

TORO

Capisci le cose sempre con un pizzico di ritardo e tanto basta per sentirti un idiota. Probabilmente lo sei, ma non nella maniera che credi.

GEMELLI

Hai rinunciato alla normalità e persegui obiettivi sempre più strani, probabilmente le cose non miglioreranno quest'anno.

CANCRO

Tendi a decidere sempre per tutti, attirandoti le antipatie di chi ti sta intorno: sempre meno persone.

LEONE

Non condividi l'idea di realizzazione standard della gente della tua età e persegui un esistenza meditativa. Continua finché ne hai la possibilità.

VERGINE

Le tue prospettive di vita di coppia sono minime. Reagisci al conformismo ma cerca di trovarti uno ricco.

BILANCIA

Consideri di vitale importanza raggiungere la serenità spirituale; prova invece a concentrarti su quella materiale, possibilmente con più successo.

SCORPIONE

Ti piacerebbe tantissimo poter decidere da solo della tua carriera, ma probabilmente sbaglieresti tutto. Fai in tempo a mangiare l'ultimo gelato della stagione.

SAGITTARIO

Comportati come ti viene richiesto e non opporre obiezioni; prova ad essere una versione di te stesso spocchiosa, arrogante ma accondiscendente.

CAPRICORNO

Proponi a tuo inconscio cambiamenti che non riuscirai ad attuare. Accetta il tuo destino rovinando quello del prossimo tuo.

ACQUARIO

Aspettati l'imprevedibile: questo inizio di autunno il tuo comportamento può fare la differenza nelle relazioni, anche senza l'utilizzo di armi improprie.

PESCI

Cambia il tuo umore in base agli avvenimenti politici, in modo tale che la speranza dei tuoi colleghi di ritrovare una stabilità provochi una reazione a catena.


giovedì 4 luglio 2019

Oroscopo di Luglio

ARIETE

quando ti accorgi che le cose stanno andando male e intuisci che la giornata non si raddrizzerà irrigidisciti fingendo la morte come quelle famose caprette. Potrebbe salvarti l’anima.

TORO

le stelle non hanno in programma per te un’estate indimenticabile: cogli ogni occasione per mancare di rispetto alle istituzioni e al prossimo.

GEMELLI

L’ipotesi di una serena seconda metà dell’anno è andata a farsi benedire o lo farà molto presto; preparati al peggio facendo scorte di comfort food e alcolici.

CANCRO

Scongeli la tua fettina di carne mentre pensi a come hai fatto a finire così in basso; riprendi in mano la tua vita cercando qualcuno che ti porti a cena fuori.

LEONE

Sei la sentinella dei problemi altrui, ma non riesci a inquadrare nè tantomeno risolvere i tuoi; persuadi quei pochi amici che ti restano a fare le persone serie per una volta.

VERGINE

Hai una naturale propensione alle uscite a vuoto, che ti causa un difetto di credibilità da parte dei colleghi e parenti; non demordere e riuscirai a trasformarlo in un’arma a tuo favore.

BILANCIA

La sensazione che le cose possano cominciare ad andare bene ti terrorizza, causandoti una fastidiosa sensazione di benessere; combattila seguendo una dieta sana e possibilmente assumendo farmaci specifici.

SCORPIONE

L’espressione ebete del cassiere del supermercato ti ispira una sicurezza che non credevi di aver più; cerca di essere responsabile dei fallimenti altrui più che dei tuoi.

SAGITTARIO

Semini vento nella vana speranza di raccogliere al più presto tempesta in questo afoso luglio; dimentica le buone azioni e trova qualcuno che porti al mare e ti veneri.

CAPRICORNO

L’attesa della cena è essa stessa la cena, queste le parole del tuo dietologo; diffondi malumore e maldicenze in giro e rispondigli che sei in attesa di pagarlo.

ACQUARIO

Constatare la tua inadeguatezza questo mese potrebbe costarti di più di quanto fossi abituato in passato; metti una pietra su ciò che è accaduto e fissala con aria nostalgica.

PESCI

L’essenza stessa della felicità probabilmente si trova nell’infelicità degli altri; con questi pensieri filosofici ti appresti a vivere un’estate di disinteresse.

venerdì 4 gennaio 2019

Recensione di Aquaman, ovvero perché non voglio più tornare al cinema per i prossimi 5 anni. (Spoiler Alert)

Era solo una questione di tempo quella che mi separava da una poltrona rossa davanti a uno schermo posto troppo in basso, in un ex cinema moderno, sul quale avrebbero proiettato l’ennesimo film di supereroi, nella fattispecie supereroi della DC comics. Questa flagellazione impostami dai miei amici ha una frequenza regolare nel corso del tempo pari soltanto ai tentativi, riusciti o meno, di furto della mia auto che si perpetrano nei primi giorni di gennaio da qualche anno a questa parte. C’è da dire a discolpa dei ladri che la tradizione dei supereroi va avanti da più tempo, anche se fortunatamente non si tratta sempre di eroi DC.
Ad ogni modo ci ritroviamo in tre sulla soglia del cinema, tutti sopra la soglia dei trent’anni, a spegnere quella che aveva tutta l’impressione di essere l’ultima sigaretta frutto del desiderio finale del condannato a morte, esecuzione sentenziata attraverso l’assunzione di quantità spropositate di Chipster e coca cola annacquata, finanziate dal risparmio su due ingressi (Dio benedica i voucher). Chiaramente l’esperienza ci suggeriva che non sarebbe stato il cibo spazzatura di cui avevamo già abusato durante la proiezione dei trailer a rovinarci il fegato per cui, animo in pace e bocche cucite imposte dalle due file precedenti e successive alle nostre, ci accingiamo alla visione del film. Aquaman è il genere di film di genesi degli eroi che induce lo spettatore avvezzo a tale tipo di visione sin dall’infanzia allo stracciamento istintivo dei propri genitali, tanto è vero che i miei due compagni seduti accanto a me galleggiano tra il sonno e la veglia per tutta la prima metà del film (forse l’età è ormai troppo avanzata per cominciare a vedere un film alle 22.30). Ma al di là della questione del sonno all’inizio Aquaman è proprio quel tipo di film che ti fa sperare che qualcuno ti disturbi al cellulare e che sia abbastanza importante da farti alzare e uscire dal cinema, a pensare al futuro e lasciarti dietro per sempre gli effetti speciali, Nicole Kidman imbalsamata in un sarcofago di plastica e gli assoli di chitarra elettrica didascalici sui primi piani di Jason Momoa che sorride furbetto dopo aver spaccato il cranio a qualcuno. Così mentre lentamente il nostro film scorre sempre più giù nelle profondità oceaniche, i nostri culi scivolano di pari passo sempre più in basso nelle nostre poltrone fino a che le luci si accendono per la fine del primo tempo che qualche dio generoso ha deciso di reinserire negli spettacoli o forse appositamente soltanto per pietà verso di noi.
Non sono ancora tutti rientrati in sala quando la protagonista femminile, vagamente ispirata alla Sirenetta Disney, decide di buttarsi senza paracadute da un aereo in volo sul deserto del Sahara, seguita a ruota da una battuta stracciacazzi applausi sulle rosse e da Aquaman stesso, in un repentino cambio di ambientazione che in combinazione con la pausa di cinque minuti stravolge non di poco il letargo sinaptico in cui erano caduti gli spettatori: e così, dopo un breve flirt nel bel mezzo del deserto i due si concedono una bella vacanza a Taormina prima di affrontare i temibili nemici di Atlantide, i cosiddetti trench (sic!), che con tutta evidenza sono generosamente finanziati dai produttori di cappotti a tre quarti impermeabili. Dopo un breve giro di abbracci coi parenti ritrovati si va subito a recuperare l’antico tridente, appena in tempo per compiere un mezzo genocidio che ferma una guerra mondiale sottomarina e lascia intendere chi comanda davvero adesso (Aquaman con una tuta da pesce).
Alla fine usciamo dal cinema che la temperatura è sotto zero ma almeno non siamo più in apnea e siamo abbastanza grati di essere sopravvissuti anche a questo strazio, ma sono consapevole che un pezzettino di cervello, anche molto piccolo, non funziona più come prima e piano piano mi sto abituando a farmi imboccare le cose come un bambino (o un perfetto cretino) che è ultimamente anche il target a cui punta il cinema, che a quanto pare ha lasciato il passo a Netflix per le cose serie (metà dei trailer trasmessi al cinema rimanda lì). È vero che al confronto con la trama di questo cinecomic, Jennifer Lopez col profilo instagram hackerato dal nipote risulta essere un thriller imprevedibile, è vero tutto, ma nonostante ciò questo film, citando Variety, davvero è un po’ uno shock che non faccia così schifo, anche se il presentimento è che ciò non sia dovuto alla bravura di chi l’ha fatto.

mercoledì 1 agosto 2018

Turbo-capitalismo e cinema tartaruga

Tra i pochi momenti di svago a sfondo sociale che mi concedo durante l’anno, il cinema è senza dubbio la mia soluzione preferita, o almeno è quello che ho fortemente voluto credere finora. Folgorato da bambino dalla proiezione della versione restaurata del primo episodio di Guerre Stellari alla mia prima sala cinematografica senza genitori, intuii subito che pochi luoghi pubblici al mondo potessero competere con le poltrone rosse, col buio, con lo schermo luminoso che occupa tutto il campo visivo: quanto di più vicino al concetto di astrazione l’umanità sia riuscita a regalarmi. Il passare del tempo non ha fatto altro che rafforzare questa mia passione, che comunque mi concedevo col contagocce, come si dovrebbe fare con tutte le cose belle; più passava il tempo e più la nebbia di nicotina si diradava, poi ci fu l’avvento dei multisala e anche l’ultimo ostacolo alla fruizione del mio bene spariva: l’intervallo. Non c’è dubbio che l’americanizzazione dell’esperienza del cinema non mi ha sconfortato più di tanto ed in effetti non posso negare che la maggior parte dei film che vedevo in sala fossero colossal americani. E in tutto ciò riuscivo ad alimentare la mia vena ribelle e anticapitalista facendo la cosa che più infastidisce il pubblico e che più mi piace fare ancora adesso: commentare il film a voce alta con gli amici, durante la proiezione. Non mi augurerei mai di capitare al cinema con me.

giovedì 28 dicembre 2017

Non sono bravo a fare l'albero

Contemplando l’albero di Natale spento mi sono reso conto di un paio di cose che però non sono sicuro di saper raccontare scrivendole. La prima considerazione è squisitamente tecnica e riguarda proprio il mio albero di Natale: sono almeno cinque anni che in famiglia addobbiamo lo stesso albero di plastica con le stesse luci e decorazioni e ancora non riusciamo a trovare una combinazione degli elementi tale da renderlo, non esagererei scrivendo gradevole, ma quanto meno accettabile agli occhi dell’avventore natalizio. Per la verità gli approcci all’addobbo dell’albero, al netto del limite dell’albero stesso, sono stati diversi; da quello minimal, consistente nell’utilizzo del minore numero di serie di luci possibile e una combinazione delle palline rigorosamente bi-cromatica, a quello all-in con luci impazzite, tappeti di led e babbi natale scintillanti appesi per la barba. In mezzo diverse combinazioni di luci, palline e nastri ma in fondo quello che è sempre mancato, e mi rendo conto ora guardandolo, è la convinzione di fondo di poter fare un lavoro apprezzabile, ma soprattutto alla fine apprezzabile da chi? Probabilmente l’elemento più giovane della famiglia, che ci ha fatto rispolverare l’antica arte famigliare di addobbare l’albero di natale in maniera oscena, è ancora troppo giovane per esprimere giudizi estetici slegati dal fascino della festività. Confidiamo nella prima elementare. 

Ma la cosa più preoccupante è l'assoluta mancanza di metodo con cui in famiglia ci approcciamo alla composizione dell’albero, è come se ogni anno non imparassimo mai la lezione del precedente. Non è sperimentazione, è proprio vero che le cose che non si fanno con la giusta costanza e voglia non si padroneggiano mai: noi non padroneggiamo l’albero di Natale; montiamo, attacchiamo e stacchiamo in maniera naif ogni decorazione, senza avere un risultato preciso in mente, proprio perchè non sappiamo prefigurarcelo.

Ed ecco la seconda cosa che pensavo. Pensavo alla qualità del confrontarsi con la vita come mi confronto con l’albero di natale, cercare di dare un senso a uno scheletro costante con più o meno sempre gli stessi addobbi, e approcciarvisi così, in maniera del tutto naif, ma senza arrendersi con la speranza di uscire qualche volta con un capolavoro, ma mai con abbastanza vergogna da non volerla fotografare. Christmas tree

lunedì 26 giugno 2017

Campi di tiro

l’apparente semplicità con cui ci approcciamo alle vicende quotidiane è dettata più che altro dal livello di superficialità con cui affrontiamo di volta in volta le cose che ci si presentano davanti nell’arco della giornata.  In generale vale la norma che afferma che più pensiamo a una cosa più questa diventa complicata; non è un caso che molte persone riescano a risolvere situazioni che sembrano inizialmente complesse, semplicemente incastrandole tra un impegno e l’altro già previsto. Affrontare in scioltezza i compiti che ci si presentano per la prima volta spesso e volentieri equivale a darle il giusto peso, nel senso che in ogni caso risulterà giusto in relazione a quanto ne sappiamo della cosa che affrontiamo per la prima volta: in parole povere, non strafare.  Do not overthink, non rovinarti l’umore rimuginando su ogni singola mossa, bensì sfrutta la tua esperienza pregressa, adattala al compito secondo la tua capacità e poni il traguardo. Stop. Attendi il feedback, il riscontro del tuo sforzo e impara da questo, ripeti il ciclo, migliora.